Aborto come un lutto

L’aborto come un lutto

Ultimo di quattro articoli sulla gravidanza. La testimonianza di una donna, una mamma, che con la sua esperienza vuole non solo raccontare la sua storia, ma essere un esempio e soprattutto un conforto, una speranza, un abbraccio virtuale per chi, come lei, ha sofferto e sta soffrendo.

Quando vedi tua figlia crescere, correre, sorridere, dimentichi ogni dolore, e così ho fatto io. Ho avuto due aborti spontanei (qui il primo e qui il secondo), poi al terzo tentativo è arrivata la mia adorata MIA. Il destino però è crudele e quello che pensi aver superato, ti si ripresenta davanti e anche a brutto muso.

A settembre 2018, dopo mesi difficili, Cucù non c’era più. Lo avevo perso in bagno. Come qualcosa che non serve più e lo butti. Io l’ho visto muoversi, ho visto il suo cuore, ma il mio corpo ha rifiutato ancora una volta la gravidanza.

Oltre i dolori fisici, c’erano quelli morali. Seduta su una carrozzina mentre la dottoressa scriveva, io piangevo. Quella notte ho trovato tanta umanità, però. Il mio compagno è tornato subito da Mia, io l’ho vista solo due giorni dopo.

Mi ricordo la flebo per avere contrazioni, un dolore atroce, tanto da chiedere un antidolorifico per dormire e riposare. La mattina dopo, la visita della dottoressa: i dolori erano forti e se non collaboravo avrei dovuto subire un raschiamento. Con rabbia, sono stata io a chiederlo. Almeno i dolori fisici sarebbero finiti. Sono entrata in sala operatoria e tutto è finito.

Sono uscita dall’ospedale il 3 novembre.  Ho avuto un giorno abbondante per pensare. Intanto mi mancava tanto mia figlia, che è stata la mia forza in quelle ore così buie. Senza di lei sarebbe stata così dura, invece avevo comunque una cosa bella che mi aspettava fuori. La più bella. Però mi chiedevo, e dopo tre mesi ancora lo faccio, perché?

Stavolta è stata più dura accettare questo aborto, questo lutto. Io mio figlio l’ho visto.

Mi dicono esserci a volte delle incompatibilità con la vita e quindi il battito si interrompe, mi aggrappo a questa spiegazione cercando di sollevare un pochino il mio dolore. Meglio ora che dopo. E se fosse nato con una malformazione? Come avrebbe vissuto? Tanti interrogativi nella testa e nessuna risposta certa. Nessuno me lo saprà mai dire. Cucù è scivolato via in acqua. Questa è una cosa che mi rattrista molto. In ospedale, ho cercato di pensare a qualcosa di bello, Natale era alle porte, quindi anche il compleanno di Mia. Così ho deciso di spendere le mie energie e giornate per lei.

Ho organizzato anche un calendario dell’Avvento da scartare dal 1° al 24 dicembre. Ho fatto una lista e sono andata a comprare ogni regalino per lei e l’ho incartato. Mi ha aiutato a non pensare e a farmi star bene.

In quei giorni ho pensato anche a come aiutare le donne e le mamme che hanno vissuto i miei stessi drammi, chi più chi meno, è sempre un grande dolore e con le mie esperienze, dico sempre che ho avuto più gravidanze che figli, volevo capire come dar voce al grande dolore che ci portiamo dentro. Due mesi fa ho chiesto a Gloriana se potevo scrivere queste mie esperienze sul sito Supermamma. E finalmente sono riuscita a farlo.

Credetemi, so come vi sentite. Impotenti. A me ha aiutato tanto avere Mia questa volta, ma quando lei non c’era, è stato difficile accettare il tempo vuoto attorno a me.

Poi tutte ti dicono di essere incinte. Non c’è cosa peggiore. Le altre sì, tu no.  Però c’ho creduto amiche mie e ci credo tutt’ora. La luce in fondo al tunnel io la vedo. Non smetterò mai di pensare a Cucù, rimarrà nel mio cuore per tutta la vita, ma credo anche che per tutto c’è un destino.

Ci sono dei giorni che vorrei piangere, ma poi mi rialzo. Ho una nanetta bionda con occhi verdi accanto a me. Un dono.

Vorrei avere una bacchetta magica per aiutare me e voi. A te donna che ancora non hai avuto questo regalo, ti abbraccio forte. So cosa vuol dire. Ti auguro di realizzare il tuo desiderio più grande.

Quattro articoli per quattro gravidanza. Questa è la mia storia.  

SuperMamma Flavia Pignataro

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