Baby Gang

Gioventù bruciata: baby gang uccide pensionato [Video Shock]

Scalpore, rabbia e indignazione hanno profondamente scosso la comunità per una terrificante notizia di cronaca.

Un povero pensionato in provincia di Taranto è morto dopo essere stato bullizzato, rapinato, torturato e picchiato in più occasioni da un gruppo di giovanissimi ragazzi (quasi tutti minorenni)

La baby gang, secondo gli inquirenti, entrava in casa del pensionato e lo picchiava riprendendo tutto con i cellulari; sottoponevano l'uomo a violenze con calci, pugni e persino bastoni, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.

Il Video Shock della Baby gang

Nelle immagini del video girato con un telefonino da uno degli indagati, il pensionato cerca di difendersi urlando “Polizia”, “Carabinieri”, mentre i bulli divertiti cercano di colpirlo con i calci e lo deridono.

La visione dei video e l’ascolto dei file audio evidenzia come la crudeltà e la violenza si autoalimentassero e crescessero in maniera esponenziale man mano che le immagini venivano diffuse sul web, non soltanto nelle chat di cui gli indagati facevano parte ma anche sui telefoni di altri abitanti del paese.

Qualcuno ritiene che mostrare gli strazianti filmati sia stata una scelta poco opportuna da parte della Polizia. Non si capisce quale sia l’utilità di mostrare quei video, che più che soddisfare il desiderio di informazione solleticano quel piacere perverso che si prova quando si guardano video molto simili pubblicati su piattaforme di streaming.

Gioventù bruciata: di chi è la colpa?

Il procuratore di Taranto Carlo Maria Capristo si è soffermato sulla “smania – ha detto – di questi giovani violenti per noia, che filmano le loro bravate criminali e subito le postano sul web perché per loro è motivo di soddisfazione".

La Rete si è riempita di insulti pesanti contro questi ragazzi senza cuore e in un attimo nella disperazione sono affondati anche i genitori accusati di omertà, di menefreghismo, di non saper educare i propri figli...

La mamma di uno degli indagati si difende dalle accuse dicendo: “Mio figlio ha sbagliato, ma è uno sportivo e non si droga, quali segnali dovevamo avere per capire che c'era qualcosa che non andava? La verità è che qui ci sono solo bar e i ragazzi sono abbandonati, nessuno si occupa di loro”.

Insomma, ogni giorno accadono cose orribili come questa e sempre più spesso ci ritroviamo a chiederci: Perché? Di chi è la colpa di questo degrado giovanile? Del web, della scuola, della società, di noi genitori? Forse è semplicemente un mix letale di tutto questo.

Non dobbiamo mollare, ma indicare ai nostri figli il confine tra il bene e il male.

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